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Altri 200 milioni per chiudere Ignalina

November 25th, 2011

Nuovi fondi in arrivo dall’Unione europea a Lituania, Bulgaria e Slovacchia per garantire uno smantellamento sicuro dei vecchi impianti di epoca sovietica. La Commissione europea ha infatti proposto oggi di fornire un’ulteriore assistenza per un importo complessivo di mezzo miliardo di euro a questi paesi fino al 2020, oltre a quella gia’ decisa fino al 2013. Queste nuove risorse sono destinati agli impianti di Ignalina, Kozlodoy e Bohunice. “E’ nell’interesse dei nostri cittadini – ha affermato il commissario Ue all’Energia, Gunther Oettinger – che questi reattori siano smantellati in maniera sicura e che non tornino mai operativi”.

Alla Lituania dovrebbero arrivare quindi 210 milioni di euro, alla Bulgaria 185 milioni di euro e alla Slovacchia 105 milioni. Per ricevere questi fondi, i tre paesi dovranno garantire il rispetto della legislazione Ue sulla gestione dei rifiuti nucleari, assumersi le rimanenti responsabilità finanziarie e sottoporre i piani di smantellamento alla Commissione Ue. Per questa assistenza, l’Ue ha già previsto di sborsare per questi tre paesi quasi tre miliardi di euro fino al 2013.

La somma è inferiore a quella richiesta dalla Lituania che voleva altri 870 milioni di euro per completare i lavori di smantellamento.
“Comprendiamo l’attuale situazione finanziaria nella UE, con la Grecia e gli altri paesi del sud Europa economicamente profondamente turbati. Ma dobbiamo anche insistere sulla solidarietà e sul principio della condivisione degli oneri”, ha sottolineato Sekmokas.

Il commissario per l’Energia Guenther Oettinger ha recentemente scritto una lettera di avvertimento a Vilnius, esprimendo la sua “preoccupazione” per i ritardi nei lavori di smantellamento.
Ma il funzionario lituano ribatte che il provvedimento si è rivelato più complicato del previsto in quanto è la prima volta che viene dismessa una centrale nucleare creata usando la stessa tecnologia imperfetta della centrale di Chernobyl. Tutti ricordano l’incidente del 1986, quello che è ancora oggi considerato il peggior disastro nucleare della storia, in una zona ancora profondamente segnata dall’evento e che dovrebbe essere bonificato entro il 2065.

“Stiamo cercando di accelerare il processo e ottimizzare i costi, ma non vogliamo scendere a compromessi sulla sicurezza. Le persone però non sono motivate, vorrebbero dare nuova vita alla centrale, non smantellarla”, ha spiegato il ministro.

Il 2030 rimane la data fissata per il completo smantellamento dei due reattori e lo stoccaggio del combustibile nucleare e delle scorie radioattive, ma “dobbiamo recuperare il ritardo accumulato fino ad oggi”, ha ammesso Sekmokas. E se l’UE non rafforza il suo contributo, il processo di smantellamento raggiungerà un ammanco di 1,5 miliardi di euro fino al 2030.

“Siamo in un processo di consultazione, è ancora in fase di definizione”, ha detto il ministro, il quale ribadisce che, se i soldi non vengono messi a disposizione dall’Unione Europea, saranno i contribuenti lituani a doversene assumere l’onere.
Finora, la maggior parte del miliardo di euro già ricevuti dalla UE e da altri donatori internazionali è stata utilizzata principalmente per costruire gli impianti di stoccaggio necessari. Ma nessuno è ancora stato completato.

E, a differenza di Slovacchia e Bulgaria, la Lituania ha in progetto di costruire una nuova centrale nucleare nello stesso sito dove i reattori di tipo sovietico sono in fase di smantellamento. Il progetto comune ai tre stati baltici a cui si è aggiunta anche la Polonia verrà realizzato dalla società energetica giapponese Hitachi insieme alla statunitense General Electric.

Il ministro lituano dell’energia si dice fiducioso che il nuovo impianto arrivi a rispettare tutti gli standard di sicurezza internazionali, a differenza dei due progetti russi in costruzione appena oltre il confine in Bielorussia e nell’enclave russa di Kaliningrad.

Ma gli attivisti verdi che seguono la costruzione di tutti e tre i progetti sostengono nel dire che è “una totale assurdità”, dal momento che la Russia ha sia la manodopera che una pluridecennale esperienza con la tecnologia nucleare.
“I problemi in chiusura di Ignalina hanno dimostrato che siamo un piccolo paese con risorse finanziarie e umane molto limitate. Vi è una chiara mancanza di competenza ed esperienza nella gestione di questo processo. La costruzione di un nuovo impianto sulle rovine di quello vecchio comporterà il doppio dei rischi.” Queste le parole di Linas Vainius del Movimento Verde lituano che solleva anche il dubbio se i fondi di smantellamento dell’Unione europea non siano stati utilizzati in realtà come sussidi nascosti per il nuovo impianto.

Snoras chiude e Antonov rischia 10 anni

November 25th, 2011

Sembra ormai giunto il momento del requiem per la Snoras. Il governo lituano ha infatti deciso di far fallire l’istituto di credito dichiarando bancarotta. Troppo complessa l’operazione di risanamento secondo Kubilius e il suo staff, nonostante le pressioni esercitate dal primo ministro lettone Valdis Dombrovskis che ha annullato il suo viaggio odierno nella capitale lituana.

La visita doveva servire per mettere a punto una strategia comune fra Lettonia e Lituania nella gestione della crisi che ha coinvolto le banche Snoras e Krājbanka, ma la decisione di ieri sera della Banca centrale lituana verso la liquidazione della Snoras ha reso il viaggio di Dombrovskis inutile.

La Lettonia premeva perché la Lituania ponesse in essere misure di salvataggio della Snoras che conseguentemente servissero anche al salvataggio di Krājbanka, la controllata lettone di Snoras. Ma la decisione di mettere in liquidazione Snoras rende ogni ipotesi di salvataggio di Krājbanka impraticabile per il governo lettone.

Nel frattempo in Gran Bretagna la polizia ha confermato l’arresto, su ordine di cattura internaionale, dei due reponsabili del crack Snoras, Vladimir Antonov e Raimondas Baranauskas, che compariranno nella giornata di oggi davanti ai giudici per la sentenza di estradizione.

I due inquisiti hanno già fatto sapere che invieranno domanda di asilo politico alle autorità inglesi per evitare il rimpatrio e il conseguente processo che, stando alle leggi attuali, li vedrebbe condannati ad una pena di 10 anni per la bancarotta Snoras più altri 3 per il conseguente crack Krājbanka.

I governi lituano e lettone si sono affrettati a rassicurare i risparmiatori clienti delle due banche, circa il 90% vedrà restituita l’intera somma depositata per un ammontare complessivo di 1,5 miliardi di litas (poco meno di 400 milioni di euro).

La normativa lituana sui fondi di garanzia garantisce il recupero dei capitali per l’88% dei risparmiatori di Snoras. Le procedure per il recupero dei capitali scatteranno dopo la messa in liquidazione di Snoras, già decisa ieri dalla Banca centrale lituana e dal governo lituano.

Stessa sorte per la controllata lettone di Snoras, la Krājbanka. Già nella prossima settimana dovrebbe essere operativa la procedura di messa in liquidazione della banca lettone, secondo quanto è stato deciso in una riunione di emergenza svoltasi stamani fra il premier Dombrovskis e la direttrice della FKTK Irēna Krūmane.
Anche per i risparmiatori della banca lettone, scatterà la compensasione per i capitali depositati in Krājbanka, entro il limite di 100 mila euro. Si calcola saranno necessari circa 350 milioni di lats per rimborsare i risparmiatori.

Snoras: è caccia all’uomo

November 23rd, 2011

Vladimir Antonov è un imprenditore russo, e nel giro di pochi giorni è riuscito a far crollare due banche nei paesi baltici, la lituana Snoras e la lettone Krājbanka. Da mercoledì è ricercato con un mandato di arresto internazionale emesso dalla procura generale lituana. L’accusa è di appropriazione indebita e falsificazione di documenti contabili.

Tutto è successo nel giro di pochissimi giorni. Il 16 novembre il governo lituano, dopo aver scoperto ammanchi di cassa per circa 1 miliardo di litas (280 milioni di euro) ha deciso di commissariare la banca Snoras, nazionalizzandola. Il giorno dopo è toccato alla controllata lettone di Snoras, la Krājbanka, per la quale si era inizialmente deciso di limitare le operazioni finanziarie non oltre i 100 mila euro. In seguito, il 21 novembre, le autorità lettoni hanno sospeso del tutto le attività della banca, rilevando ammanchi per 100 milioni di lats (circa 130 milioni di euro).

Antonov è da diversi anni un imprenditore piuttosto discusso. Nel 2009 la UK Financial Services Authority (l’autorità di vigilanza sulle banche britanniche) aveva negato l’autorizzazione alle attività della banca Snoras in Regno Unito, proprio a causa della scarsa affidabilità di Antonov. Antonov è riuscito a entrare nel modo degli affari inglese nel 2010, comprando il Portsmouth FC, una squadra della Championship (la serie B inglese) che all’epoca era in amministrazione controllata. Dalle indagini delle procure lituana e lettone si sospetta che i fondi distratti da Snoras e Krājbanka sarebbero serviti ad Antonov per finanziare progetti personali di investimento, come il suo tentativo di scalare la proprietà della svedese Saab.

Insieme ad Antonov, che deteneva il 68 per cento delle quote di Snoras, è ricercato dalla procura generale di Vilnius anche il socio lituano dell’imprenditore russo, Raimondas Baranauskas. Girano voci che entrambi si trovino in Gran Bretagna.

Il governo lettone ha già dichiarato che spetta alla Lituania decidere la sorte delle due banche, dato che la Snoras è di fatto proprietaria della Krājbanka. Se il governo lituano decidesse di provare a salvare dal fallimento la Snoras, anche il governo lettone potrebbe agire di conseguenza, ma è più probabile che vengano entrambe messe in liquidazione. Se le cose andranno in questo modo, Krājbanka sarà la seconda banca a fallire in Lettonia dopo la Parex Banca, crollata durante la crisi economica del 2008. Le istituzioni di controllo sia lettoni che lituane hanno comunque dichiarato che non ci dovrebbe essere un effetto domino sul sistema bancario dei due paesi, dato che sia Snoras che Krājbanka non avevano investimenti importanti collegati ad altre banche baltiche ma vivevano soprattuto di quote di risparmiatori privati.

Intanto in Lettonia sono stati arrestati i vertici di Krājbanka, a partire dal presidente Ivars Priedītis, accusato di aver firmato le transazioni finanziare con cui Antonov si è appropriato dei soldi dei risparmiatori lettoni. Krājbanka era una storica banca lettone; non aveva un volume di affari particolarmente grande (era la sesta per asset e l’ottava per risparmi depositati) ma era usata in particolare dai pensionati e dai piccoli risparmiatori, e anche dal comune di Riga, che vi aveva depositato 15 milioni di euro. Il governo, attraverso una legge del 2001 che istituisce appositi fondi di garanzia, potrà garantire ai risparmiatori fino a un massimo di 100 mila euro di depositi: si calcola che questo verrà a costare allo stato lettone oltre 300 milioni di lats.

Oltre quello del Comune di Riga, a Krājbanka erano depositati i conti di numerosi enti, comuni, scuole, associazioni, che ora si trovano in una situazione di emergenza, insieme alle altre centinaia di cittadini che sono già in coda davanti agli sportelli della banca.

I risparmiatori lituani tremano, la Snoras blocca i conti

November 16th, 2011

E’ stato un mercoledì che i lituani vorrebbero lasciarsi alle spalle al più presto quello appena trascorso. Una delle principali banche lituane la AB bankas SNORAS ha visto le sue funzioni sospese dalla Banca di Lituania gettando parte della popolazione nel panico, carte di credito improvvisamente inutilizzabili, conti correnti inaccessibili, bancomat fuori servizio.

La Banca di Lituania ha commissariato la Snoras nominando ad interim Simon Freakley, specialista nelle “ristrutturazioni” aziendali. Il suo compito sarà di assicurarsi che la Snoras risponda finalmente a tutti i requisiti, prima suggeriti ed ora imposti, che garantiscano un controllo effettivo della clientela bancaria e la tutela dell’interesse pubblico, rafforzando la stabilità e l’affidabilità del sistema bancario.

Tutte qualità per ora insufficienti, almeno stando alla valutazione degli ispettori secondo cui “la Snoras presenta scarsa qualità degli asset e una valutazione irresponsabile del rischio di credito nominale. Tutte le istruzioni della Banca di Lituania per ridurre i rischi operativi sono state ignorate o effettuate solo formalmente, senza modifiche sostanziali dell’operatività. Inoltre la AB bankas Snoras si è mostrata riluttante nel fornire le informazioni necessarie per un adeguato controllo. Ci sono indicazioni che l’autorità di vigilanza potrebbe aver ricevuto dati incompleti o non soddisfacienti per svolgere un’analisi completa”.

Fino a lunedì prossimo la banca sospenderà le operazioni, saranno ammessi solamente prelievi e pagamenti fino ad un massimale giornaliero di 500 litas. Nel frattempo la nuova commissione di controllo, dopo aver fatto tutte le verifiche del caso, darà vita al nuovo corso della nazionalizzata Snoras.

Secondo i portavoce i clienti non devono temere alcuna perdita, ma è difficile non immaginare un fuggi-fuggi generale non appena la situazione si normalizzerà.

L’Italia promuoverà le esportazioni: un’opportunità per i trasportatori lituani

November 12th, 2011

“L’Italia è un mercato importante per noi perché rappresenta uno dei maggiori fornitori di beni dei paesi dell’est Europa. E sono relativamente abbondanti anche le importazioni in Lituania. Tuttavia, se prendiamo ad esempio l’esperienza spagnola, lo Stato probabilmente cercherà di superare le difficoltà economiche proprio promuovendo le esportazioni; il che significa che non si verificherà un decremento dei flussi dei trasportatori”- queste le parole del presidente dell’Associazioni degli Autotrasportatori Lituani “Linava” Algimantas Kondrusevičius.

Gli itinerari dalle regioni del Nord Italia, notoriamente molto industrializzate, verso il nord-est europeo sono tra i più proficui per i vettori lituani.

“Si sente già una certa diminuzione del numero di consumatori in Italia, ma il mercato non perderà che una piccola percentuale, non diverse decine di punti come avvenuto in Lituania. La struttura economica del paese non può essere paragonata a quella della Grecia, perché l’industria italiana è concentrata nella parte settentrionale dello stato e la mentalità che prevale è differente rispetto a quella del sud, così ci auguriamo ed immaginiamo che la crisi non raggiunga proporzioni importanti”- ha continuato il direttore di Ryterna Vytautas Rinkevicius.

“L’industria italiana dei beni di lusso è in piena espansione da quando ha scoperto i mercati asiatici e costituisce un settore di vendita importante. Il commercio di prodotti di qualità superiore continua a crescere anche in Lituania. Penso dunque che questo ramo, che riveste una notevole rilevanza per noi, non incapperà in alcuna difficoltà”- è l’opinione dell’amministratore delegato del gruppo “Apranga” Rimantas Perveneckas.

Esiste solo un possibile pericolo: la fornitura non subirà sicuramente decrementi a causa di problemi riguardanti le case di moda, ma c’è il rischio che accada a causa del fallimento di qualche produttore, ma il problema si risolverà facilmente.

Nonostante il volume dei trasporti all’interno dell’Unione Europea non sia diminuito, tuttavia A. Kondrusevičius si vede segnali poco rassicuranti dall’altro lato del continente, dato che non si prevede alcun aumento del traffico di merci prenatalizio verso la Russia e dei prezzi associati al servizio.

Gazprom costretta a uscire da Lietuvos Dujos

October 30th, 2011

Una vera e propria cacciata di casa in nome dell’Europa e della difesa degli interessi continentali. Nella giornata di venerdì, 28 ottobre, il governo lituano ha fissato per il 31 ottobre 2014 il termine entro cui il monopolista russo, Gazprom, deve cedere ogni azione della compagnia statale Lietuvos Dujos.

La decisione è stata presa in seguito a trattative tra le Autorità lituane ed esponenti della compagnia tedesca, E.On Ruhrgas – alla quale appartiene il 38,9% della Lietuvos Dujos – a cui non ha partecipato alcun rappresentante di Gazprom, proprietaria del 37,1% dell’ente nazionale lituano che, oltre alla compravendita di gas per la Lituania, è responsabile della gestione delle infrastrutture energetiche del Paese. Un boccone appetitoso per il monopolista russo che, coadiuvato dall’alleato tedesco, aveva de facto controllato la Lietuvos Dujos fino ad oggi, ponendone alla presidenza il suo Vice-Capo, Valerij Golubjev: più volte accusato dal governo lituano di condotta antinazionale in quanto responsabile di un oneroso tariffario ancor oggi applicato da Mosca a Vilnius.

A cambiare le carte in tavola il varo, nel 2009, da parte della Commissione Europea, del Terzo Pacchetto Energetico: una legge che stabilisce la liberalizzazione del mercato del gas, vieta la gestione in regime di monopolio dei gasdotti del Vecchio Continente – sopratutto ad enti non-UE – ed impone la messa in comunicazione delle condutture di gas e nafta dei 27 Paesi dell’Unione con l’intento di creare un unico sistema infrastrutturale. Manna dal cielo per la Lituania che, legittimata dalla legislazione di Bruxelles, ha potuto iniziare una manovra per ristabilire la propria indipendenza energetica, controllando la presenza dei russi nel proprio mercato.

Da un lato, Vilnius ha programmato la costruzione di una serie di rigassificatori, in sintonia con gli altri Paesi Baltici e con la Polonia – impegnati in simile iniziative, con il medesimo scopo di diminuire la dipendenza da Mosca – dall’altro, ha programmato il riassorbimento forzato della Lietuvos Dujos, il suo scorporo in due compagnie – incaricate rispettivamente della gestione dei gasdotti e della compravendita di gas – e l’immediata vendita delle loro quote all’azionariato lituano ed europeo. Artefice di tale politica è stato il Ministro dell’Energia, Arvydas Sekmokas, deciso nell’applicare fino in fondo la legge UE, anche a costo di mozioni di sfiducia – proposte dall’opposizione socialdemocratica, vicina ai russi, ma respinte dalla maggioranza conservator-liberale a cui appartiene – e ricorsi all’Arbitrato Internazionale.

Alenia gestirà la logistica dei velivoli militari lituani

October 25th, 2011

Alenia Aeronautica ha firmato un contratto con le forze armate della Repubblica di Lituania del valore di circa 10 milioni di euro per il supporto logistico dei C-27J in dotazione alla forza aerea Lituana. Il contratto prevede la fornitura di servizi di supporto logistico, per la durata di tre anni, per i tre C-27J operati dalla forza aerea lituana. Alenia Aeronautica fornirà al cliente oltre alle parti di ricambio e ai servizi di supporto a terra, anche uno specifico servizio di assistenza on-site.

Le forze armate della Repubblica di Lituania avevano firmato nel 2006 un contratto con Alenia Aeronautica per la fornitura di tre C-27J. La selezione dell’aereo era avvenuta nell’ambito di una gara per il rinnovo della flotta di bimotori An-26 di fabbricazione sovietica in servizio con la forza aerea lituana mentre la fornitura dei velivoli è stata completata nell’ottobre 2009. I velivoli sono già stati ampiamente utilizzati per il trasporto di truppe e materiali, anche al di fuori dei confini nazionali, nel quadro di operazioni internazionali e Nato nonché a supporto delle truppe lituane dislocate in Afghanistan.

Alenia Aeronautica ha inoltre ultimato con cinque anni di anticipo il programma di offset previsto dal contratto di fornitura di 3 C-27J alla Lituania. I progetti di offset hanno riguardato naturalmente attività di offset diretto, come la fornitura di attrezzature, supporto tecnico e addestramento relativi ai velivoli. Inoltre, centri di ricerca lituani hanno collaborato con omologhe strutture in Italia nell’ambito di progetti di ricerca e sviluppo congiunti con il contributo di aziende lituane, incaricate della fornitura di prodotti e servizi di alta tecnologia, soprattutto in campo informatico. Tramite il programma di offset lituano, Alenia Aeronautica ha portato nel paese tecnologie avanzate, come attrezzature allo stato dell’arte e competenze nell’ambito della telemedicina al servizio degli ospedali.

“La recente firma del contratto di supporto logistico e il completamento degli obblighi di offset assunti con il cliente lituano sottolineano l’importanza di offrire ai propri clienti servizi sempre più integrati nel minor tempo possibile e con un elevato livello qualitativo”, ha detto Giuseppe Giordo, amministratore delegato di Alenia Aeronautica e Alenia Aermacchi e responsabile del settore aeronautico di Finmeccanica. Oltre che dalla Lituania, il C-27J è già stato ordinato dalle forze aeree italiana, greca, bulgara, romena, statunitense, marocchina e messicana. Inoltre il velivolo è stato selezionato anche dalla forza aerea della Slovacchia.

Lituania: Pil in forte crescita

September 20th, 2011

Il ministero delle finanze ha comunicato che a fine ano il Pil lituano registrera’ una crescita del 5,8%. Anche le previsioni per il 2012 sono positive: l’aumento del Pil dovrebbe essere perlomeno uguale a quello di questo anno nonostante una stima negativa per la produzione industriale che dovrebbe diminuire del 4,7%.

Lituania insoddisfatta dell’UE

September 12th, 2011

Sette paesi dell’Europa dell’Est (Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria, Bulgaria, Romania, Lituania e Lettonia) sono insoddisfatti per le discussioni in corso sulla riforma monetaria europea e minacciano di sottomettere di nuovo a referendum la loro appartenenza all’UE. Lo si apprende in margine al Consiglio affari generali della Ue, dove i ministri degli affari europei di questi sette paesi si sono riuniti per condividere un’azione. Secondo i sette paesi – inclusa la Polonia che ha la presidenza di turno della Ue – la proposta di riforma del Patto e della governance economica, in discussione tra Consiglio e Parlamento, rischia di modificare le condizioni dei trattati di adesione.

Italiani e Lituani non amano comprare online

September 1st, 2011

Nel 2010 il 40% dei consumatori dell’UE ha effettuato i proprio acquisti su internet. Nonostante la forte crescita, l’e-commerce è un fenomeno circoscritto ad alcuni paesi membri. Secondo un recente rapporto sul comportamento dei consumatori on-line, i cittadini dell’Europa dell’Est e del Sud sono i meno interessati all’e-shopping.

L’e-commerce è in piena crescita. Tra il 2005 e il 2010 le cifre sono passate dal 20% al 40% e comprare su internet diventa sempre più comune. Ma non in tutta Europa. In Danimarca, nel Regno Unito, in Olanda o in Svezia, più del 65% della popolazione utilizza la rete per i proprio acquisti.

Mentre l’Italia – come la Grecia e la Lituania – è ancora poco abituata a comprare on-line e si posiziona agli ultimi posti (appena sopra il 10%) seguita soltanto da Bulgaria e Romania.

Un gap cosi profondo si può spiegare attraverso il numero di connessioni nei diversi paesi. Anche se il 70% dei nuclei familiari all’interno dell’UE ha accesso a internet – secondo gli ultimi dati Eurostat -, il divario tra gli stati membri è compreso tra il 33% e il 91%.

La maggior parte dei consumatori preferisce comprare presso aziende del proprio paese e solo il 23% utilizza siti di altri stati membri. I web-consumatori comprano specialmente vestiti e viaggi, al contrario il mercato dei prodotti hi-tech rimane marginale.