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Vertice OSCE a Vilnius

December 6th, 2011

“Siamo seriamente preoccupati per le azioni deliberate” di alcuni Paesi, che vogliono “usare le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU per obiettivi illegali”, nel tentativo di “interferire in conflitti interni schierandosi a favore di una delle parti, compreso l’uso della forza”. E’ stata l’accusa, pesante, lanciata dal ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov nel suo intervento al XVIII Consiglio ministeriale dell’OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa) in corso a Vilnius.

Le dichiarazioni di Lavrov sono state lette nella stessa ottica delle critiche ai Paesi occidentali colpevoli, secondo Mosca, di aggravare la crisi in Siria incitando l’opposizione a rinunciare a ogni forma di dialogo con il presidente Bashar al Assad. Lavrov ha ribadito, davanti alla platea di oltre 45 ministri degli Esteri (fra i 56 membri dell’OSCE), che “l’uso di doppi standard nell’approccio a crisi differenti è ovvio”.

“I fatti della ‘primavera araba’ e il progresso ambiguo della situazione afgana – ha detto ancora il capo della diplomazia russa – stanno aumentando l’attenzione sui rapporti dell’OSCE con i suoi partner. Vogliamo che il popolo afgano e i Paesi del Medio Oriente e del Nord Africa decidano da sé il loro cammino” ha aggiunto Lavrov. “L’OSCE – secondo Mosca – può dare il suo contributo con il sostegno internazionale a questi processi, nel rispetto del ruolo guida delle Nazioni Unite e sulla base delle risorse disponibili in risposta alle richieste fatte dai paesi partner”.

E in effetti, il Consiglio ministeriale di Vilnius (che si concluderà domani) arriva in un momento importante per l’OSCE, a un anno dal vertice di Astana. La presidenza lituana – che avrà fine con dicembre – ha presentato un ampio spettro di decisioni, di cui le più significative dovrebbero riguardare il rilancio del ruolo dell’organizzazione nella gestione dei conflitti, e il rafforzamento delle relazioni con i partner mediterranei e asiatici per la Cooperazione, con particolare riguardo agli sviluppi della ‘primavera araba’ e all’Afghanistan.

“L’Italia crede profondamente nella costruzione di questa comunità di sicurezza indivisibile euro-atlantica ed euro asiatica” come ha spiegato nei giorni scorsi il portavoce della Farnesina, Maurizio Massari in un briefing con la stampa. “Intendiamo sviluppare ulteriormente questa dimensione dell’OSCE – ha aggiunto il diplomatico italiano – anche in settori e teatri che erano fino a ieri un po estranei al suo raggio d’azione, e in particolare siamo favorevoli a promuovere la collaborazione fra l’OSCE e i partner euro-mediterranei, per il sostegno democratico a questi paesi, così come sosteniamo l’impegno dell’Osce per quanto riguarda alcuni aspetti dell’istitution building in Afghanistan”.

L’anno prossimo la presidenza dell’OSCE passerà all’Irlanda.

Kaunas sulla bandiera dedicata a Berlusconi

November 14th, 2011

Sabato scorso il primo ministro italiano Silvio Berlusconi ha presentato la sua lettera di dimissioni al presidente, Giorgio Napolitano, una parte dell’Italia ha festeggiato quella che sembrava essere la fine di una carriera durata quasi due decenni. Tuttavia, il ritiro di Berlusconi dalla carica di capo del governo non ha fatto felici proprio tutti. Gli iscritti al PDL si sono presentati alla sua residenza di Roma per esprimergli gratitudine per i molti anni di devozione verso l’Italia. Tra i sostenitori di Berlusconi c’era ance la bionda Brigita Vilkaitė.

La lituana, studentessa all’Università di Trento, ha rivelato di come sia stato lo stesso premier ad invitare i membri del Popolo delle Libertà e i suoi simpatizzanti a trascorrere un’ora in sua compagnia: “Il mio fidanzato è iscritto nelle liste del partito, perciò ho deciso di andare a far visita a Berlusconi insieme a lui. Io stessa sono una sua sostenitrice, così ho voluto esprimere direttamente a lui la mia stima e dimostrargli che ci sono persone che credono in lui e sono orgogliosi del suo comportamento”.

Brigita ha poi continuato raccontando di essere stati accolti piacevolmente dallo stesso Berlusconi al loro arrivo a Palazzo Grazioli, da tempo residenza dell’ex Presidente del Consiglio, evento quantomai inaspettato e gradito.

“A me ha fatto l’impressione di essere uomo molto semplice. Penso che il suo ritiro dalla carica di primo ministro sia una perdita per l’Italia intera. A mio avviso è stato l’unico ad aver cercato di aiutare il popolo italiano con tutto il cuore. Silvio non è stato solo un politico ma un grande uomo d’affari, ha dato lavoro a quasi 56 mila persone senza licenziarne uno solo nonostante la crisi”.

“A Berlusconi – ha proseguito la ragazza – è stata regalata una bandiera su cui erano riportati i nomi di tutte le città dove vivono i suoi sostenitori. Siccome sono di Kaunas, anche il nome della mia città farà bella mostra su quella bandiera”.

A proposito delle accuse che vedono il politico settantacinquenne coinvolto in casi di abuso d’ufficio e sfruttamento della prostituzione minorile, Brigita si è detta convinta che il re degli scandali sessuali sia in fondo solamente vittima del complotto di qualcun altro: “Non credo alle accuse. L’ex primo ministro ha ripetutamente negato queste accuse. Naturalmente non ha mai nascosto quanto gli piacciano le donne, ma a me è sembrato un vero gentiluomo. Quando ci siamo congedati mi ha semplicemente stretto la mano, non mi ha neanche baciato sulle guance, come invece è consuetudine in Italia. Il Primo Ministro ha detto di averlo fatto per rispetto verso il mio fidanzato.”

Gazprom costretta a uscire da Lietuvos Dujos

October 30th, 2011

Una vera e propria cacciata di casa in nome dell’Europa e della difesa degli interessi continentali. Nella giornata di venerdì, 28 ottobre, il governo lituano ha fissato per il 31 ottobre 2014 il termine entro cui il monopolista russo, Gazprom, deve cedere ogni azione della compagnia statale Lietuvos Dujos.

La decisione è stata presa in seguito a trattative tra le Autorità lituane ed esponenti della compagnia tedesca, E.On Ruhrgas – alla quale appartiene il 38,9% della Lietuvos Dujos – a cui non ha partecipato alcun rappresentante di Gazprom, proprietaria del 37,1% dell’ente nazionale lituano che, oltre alla compravendita di gas per la Lituania, è responsabile della gestione delle infrastrutture energetiche del Paese. Un boccone appetitoso per il monopolista russo che, coadiuvato dall’alleato tedesco, aveva de facto controllato la Lietuvos Dujos fino ad oggi, ponendone alla presidenza il suo Vice-Capo, Valerij Golubjev: più volte accusato dal governo lituano di condotta antinazionale in quanto responsabile di un oneroso tariffario ancor oggi applicato da Mosca a Vilnius.

A cambiare le carte in tavola il varo, nel 2009, da parte della Commissione Europea, del Terzo Pacchetto Energetico: una legge che stabilisce la liberalizzazione del mercato del gas, vieta la gestione in regime di monopolio dei gasdotti del Vecchio Continente – sopratutto ad enti non-UE – ed impone la messa in comunicazione delle condutture di gas e nafta dei 27 Paesi dell’Unione con l’intento di creare un unico sistema infrastrutturale. Manna dal cielo per la Lituania che, legittimata dalla legislazione di Bruxelles, ha potuto iniziare una manovra per ristabilire la propria indipendenza energetica, controllando la presenza dei russi nel proprio mercato.

Da un lato, Vilnius ha programmato la costruzione di una serie di rigassificatori, in sintonia con gli altri Paesi Baltici e con la Polonia – impegnati in simile iniziative, con il medesimo scopo di diminuire la dipendenza da Mosca – dall’altro, ha programmato il riassorbimento forzato della Lietuvos Dujos, il suo scorporo in due compagnie – incaricate rispettivamente della gestione dei gasdotti e della compravendita di gas – e l’immediata vendita delle loro quote all’azionariato lituano ed europeo. Artefice di tale politica è stato il Ministro dell’Energia, Arvydas Sekmokas, deciso nell’applicare fino in fondo la legge UE, anche a costo di mozioni di sfiducia – proposte dall’opposizione socialdemocratica, vicina ai russi, ma respinte dalla maggioranza conservator-liberale a cui appartiene – e ricorsi all’Arbitrato Internazionale.

Lituania denunciata dall’UE per le norme sull’immatricolazione auto

October 28th, 2011

La Commissione Europea ha citato la Lituania davanti alla Corte di Giustizia di Lussemburgo per eliminare le norme che in quel Paese impediscono l’immatricolazione di veicoli nuovi e usati con guida a destra.

L’azione della Commissione europea contro la Lituania fa seguito ad un primo avvertimento (a cui le autorità lituane non hanno risposto) che era stato inviato nel novembre 2010. L’esecutivo UE aveva invitato in quell’occasione la Lituania a revocare il divieto di immatricolazione sul suo territorio dei veicoli nuovi o usati guida a destra, ma questa norma è ancora in vigore bloccando di fatto il flusso di auto e mezzi commerciali dalla Gran Bretagna, una nazione che ha importanti flussi commerciali con la Lituania. Secondo la normativa vigente nella UE – riferisce Autoactu.com – un veicolo che soddisfa i requisiti in ambito europeo può essere immatricolato in tutti gli Stati membri, indifferentemente che sia dotato di guida a sinistra o a destra.

La Commissione ritiene pertanto che “il divieto assoluto di immatricolazione dei veicoli con guida a destra sia sproporzionata rispetto allo scopo legittimo del Governo di garantire la sicurezza stradale e per proteggere la vita e la salute umana”, rappresentando di fatto “un ostacolo alla libera circolazione delle merci”. Nel 2010, la Lituania ha registrato 7.910 nuovi veicoli.

A Saronno l’ambasciata della “Repubblica degli artisti”

September 26th, 2011

A Saronno un’ambasciata della Repubblica di Užupis, lo stato indipendente degli artisti. Ma di cosa si tratta realmente? Non è una presa in giro ma uno Stato indipendente della Lituania, che si prefigge di essere rifugio di tutti gli artisti del mondo. A spiegarlo è il neo ambasciatore Gian Paolo Terrone, recentemente nominato dal ministro degli Affari Esteri, Tomas Čepaitis, come responsabile dell’area Nord di Milano, da Saronno a Como: «L’Ambasciata, sarà un territorio idealmente appartenente alla Repubblica di Užupis quindi non potrà che essere un territorio libero per menti libere da condizionamenti. Sarà il luogo d’incontro per i creativi di ogni formazione o tendenza artistica. Sarà uno spazio aperto, contrario a qualsiasi forma di chiusura mentale».

Užupis si estende su un territorio di 0,60 Km2 all’interno dell’area metropolitana della città di Vilnius, la capitale della Repubblica Lituana. Il fiume Vilnia separa Užupis dal centro storico da un lato mentre dall’altro il confine è segnato da ripide colline e dalla vecchia zona industriale costruita sotto il dominio sovietico. Il nome Užupis significa infatti “l’altro lato del fiume”.
La singolare ambasciata è ancora in cerca di una sede, ma la gestione dello Stato sembra essere molto chiara: «Non ci si deve associare, non ci sono tessere o adesioni da sottoscrivere – prosegue Terrone -, non ci sono elezioni o nomine, non c’è obbligo di frequenza; due sole le regole inderogabili: una è quella di incontrarsi per trattare di argomenti legati al mondo dell’Arte nella sua accezione più ampia possibile e l’altra è quella della disponibilità alla collaborazione per fare rete».

L’obiettivo, secondo il neo ambasciatore, sarà quello di creare una rete di conoscenze e competenze specifiche finalizzate a realizzare una sorta di “business incubator” votato a lanciare sul mercato le creazioni degli artisti. «Il tutto con un’organizzazione orizzontale e non piramidale, senza capi o eletti; quindi basato di volta in volta sulla condivisione e libera convergenza su singoli progetti o eventi».
La Repubblica di Užupis «nasce come atto di liberazione da 70 anni di oppressione mentale e con uno spirito, tra il goliardico ed il Bohemien», sostenuto da azioni di satira (come la sua fondazione avvenuta il 1° Aprile e la stesura della Carta Costituzionale). Con il passare degli anni si sta affermando come punto di riferimento per gli artisti e i creativi europei, come spazio per la promozione delle idee. Il tutto con lo stesso spirito iniziale in modo che le persone possano far accadere le cose principalmente per se stessi.
«Attualmente – conclude Terrone – si tende verso un recupero dello spirito originario molto simile a quello del “carnevale medioevale”, lo spirito del “giorno dei folli” quello della giornata in cui tutto è permesso o quantomeno tollerato».

Lituania insoddisfatta dell’UE

September 12th, 2011

Sette paesi dell’Europa dell’Est (Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria, Bulgaria, Romania, Lituania e Lettonia) sono insoddisfatti per le discussioni in corso sulla riforma monetaria europea e minacciano di sottomettere di nuovo a referendum la loro appartenenza all’UE. Lo si apprende in margine al Consiglio affari generali della Ue, dove i ministri degli affari europei di questi sette paesi si sono riuniti per condividere un’azione. Secondo i sette paesi – inclusa la Polonia che ha la presidenza di turno della Ue – la proposta di riforma del Patto e della governance economica, in discussione tra Consiglio e Parlamento, rischia di modificare le condizioni dei trattati di adesione.

Ancora tensione sulle scuole polacche ‎in Lituania

September 5th, 2011

“Il primo ministro ferma lo sciopero”, titola Polska The Times. Sabato il premier polacco Donald Tusk è volato in Lituania per affrontare la protesta delle scuole di minoranza polacche contro la riforma del sistema educativo introdotta all’inizio dell’anno. Circa 60mila polacchi residenti in Lituania (su un totale di circa 280mila) hanno firmato una petizione contro la riforma, che definiscono discriminatoria. Venerdì la maggior parte delle scuole polacche in Lituania ha chiuso i battenti. Lo sciopero è stato in seguito sospeso per due settimane alla notizia che Polonia e Lituania istituiranno un comitato per trovare un compromesso e modificare la riforma.

Secondo l’editoriale di Gazeta Wyborcza la nuova legge, nonostante riduca il numero di materie insegnate in polacco e comporti la chiusura di alcune scuole polacche, non è discriminatoria nei confronti dei polacchi che vivono in Lituania, ma li avvicina semplicemente agli “standard di educazione di cui godono le minoranze degli altri paesi europei”. Secondo il quotidiano di Varsavia l’istituzione di un comitato bilaterale rappresenta però “il primo passo per risolvere le questioni cruciali legate alla minoranza polacca”, tra cui la compensazione per le proprietà dei polacchi sequestrate dal governo sovietico dopo la Seconda guerra mondiale e il diritto alle indicazioni stradali bilingue. “La Lituania deve capire che i diritti fondamentali delle minoranze nell’Ue non sono soltanto un’ossessione polacca”, ma “fanno parte degli standard dell’Unione europea”, conclude Gazeta Wyborcza.

Lituania, proteste contro nuova legge sull’istruzione ‎

September 2nd, 2011

C’è solo l’imbarazzo della scelta, se si vuole verificare i non proprio amichevoli ricordi che, ancora oggi, i lituani hanno dell’ex Unione Sovietica. Volete metterla sul piano della religione e della spiritualità? E’ sufficiente prendere un’auto e recarsi, una decina di chilometri fuori Siauliai – città del Nord che è una delle sedi del campionato europeo di basket in corso in questi giorni – alla famosa Collina delle Croci. Su un bozzo minimo del terreno, a fianco della strada che conduce a Riga e in Lettonia, hanno collocato circa 60 mila croci, di ogni forma, dimensione e materiale. Affiancate o accatastate, ciascuno a ridosso delle altre, assieme a rosari, statue e altri oggetti di culto. E’ una testimonianza della fede di un Paese che, per il 79% della popolazione, è di fede cattolica; ed è un simbolo di protesta, se vogliamo, nei confronti di un passato nel quale l’intransigenza del regime comunista aveva fatto che sì che la collina fosse spogliata. Le croci di legno furono bruciate, quelle di ferro fuse, quelle di altri materiali rimosse e distrutte. Ma dopo il crollo dell’Urss, la collina è tornata come prima. Protetta oggi dall’Unesco, benedetta dalla visita di Papa Giovanni Paolo II nel 1993 e definita «l’araba fenice della coscienza religiosa lituana», la montagnetta continua ad essere un cuneo nella storia e un simbolo di ribellione.

Invece è diverso – e unico – quanto capita a ridosso di Vilnius. Volete trascorrere mezza giornata da autentici comunisti, ma accettando anche angherie e durezze? Eccovi accontentati. A venticinque chilometri dalla capitale, cinque metri sotto terra, c’è un bunker di tremila metri quadrati, su due livelli, che avrebbe dovuto ospitare una stazione televisiva nel caso di un attacco nucleare degli Usa durante la Guerra Fredda. Ma il conflitto (fortunatamente) non ci fu mai e i sovietici, sancita nel 1991 l’indipendenza lituana, levarono definitivamente le tende. Di qui l’idea. Demolire quella tana di cemento armato? Ma no. Meglio farla fruttare e farla «lavorare» a scopo turistico. L’offerta è davvero speciale (date un’occhiata anche al sito): siete riportati indietro nel tempo, precisamente al 1984, e venite tuffati in quello che fu il lifestyle sovietico. Le visite sono guidate, a gruppi di 25; ma è possibile, con un sovrapprezzo, prenotarsi per un tour singolo.

Questo Camel Trophy all’interno degli schemi e delle imposizioni dell’odiata dittatura comincia con l’accoglienza da parte di un gruppo di figuranti in perfetta tenuta militare dell’Urss, con tanto di cani ringhianti che fiutano e ispezionano i «candidati». All’ingresso, dopo l’alzabandiera e dopo aver ascoltato l’Internazionale, si deve depositare tutto quello che si possiede, cellulare e portafoglio inclusi. Non è nemmeno contemplato che si commenti ad alta voce, o che si rida: la guardia infliggerà immediatamente una punizione, di solito un esercizio ginnico in condizioni disagiate. Nel bunker, dove l’umidità aggredisce le ossa, si procede per varie stanze a tema: quella della visita medica (con strumenti non proprio moderni); quella nella quale si deve indossare una maschera antigas (e guai a non farlo: arrivano le cinghiate); quella nella quale si è interrogati dal KGB, accusati dei reati peggiori; quella del refettorio nel quale si può mangiare solo robaccia in scatola e bere vodka.

La libertà giunge dopo un’ultima esperienza al buio pesto, che cala per un quarto d’ora proprio nel momento in cui uno crede di aver terminato. Il premio, a parte riprendersi i propri effetti e rimediare un gadget originale dell’ex Urss, è un certificato che attesta di aver superato con successo e profitto questa giornata nel soviet drama. Costo dell’escursione nella storia? 1500 litas (450 euro, più o meno) per il gruppo di 25, dunque 18 euro a cranio. Non è molto, la curiosità e la singolarità dell’iniziativa valgono abbondantemente la spesa. Ma, concettualmente, la giornata nel bunker ricorda un po’ la scelta di colui che chiede a un cannibale di mangiarlo. Pagando pure, in questo caso. Provare per credere, ad ogni modo…

La Lituania perde l’indipendenza energetica

March 14th, 2010

La chiusura della sola centrale nucleare lituana, Ignalina, potrebbe avere effetti importanti sull’indipendenza energetica del paese baltico e, in ultima analisi, sulla capacità di Vilnius di avere una politica estera pienamente indipendente dalle pressioni di Mosca. Lo scrive oggi in un’analisi l’International Security Network (Isn) di Zurigo.

L’analisi del think tank parte dallo stop, a mezzanotte del 31 dicembre 2009, dell’ultimo reattore di Ignalina, la vecchia a pericolosa centrale nucleare che soddisfaceva il 70 per cento del fabbisogno energetico del paese baltico. Stop, questo, necessario a Vilnius per rispettare le condizioni poste all’atto dell’adesione all’Unione europea nel 2004.

La chiusura di Ignalina, di fatto, ha dato un profondo colpo alla capacità di generazione elettrica della Lituania, che è stata costretta a rivolgersi per forniture energetiche ai suoi vicini e, in particolare, alla Russia. Oggi, per rifornire la centrale elettrica Lietuvos Elektrine, che produce il 65 per cento del fabbisogno elettrico lituano, la Lituania deve importare gas dalla Russia. Mosca fornisce il 90 per cento del fabbisogno di gas del paese baltico.

Nei prossimi anni, quindi, è evidente che Mosca ha l’opportunità di accrescere la sua influenza nel settore dell’energia lituana. Non sarà semplice per Vilnius diversificare le proprie forniture e la Russia ha modo oggi di imporre alla Lituania i propri prezzi. Anche se è vero che la chiusura di Ignalina sta spingendo Vilnius a investire nelle energie rinnovabili, ci vorranno anni prima che queste abbiano un impatto realistico. E, altrettanto, si può dire del progetto per una nuova centrale nucleare che la Lituania intende costruire assiame a Polonia, Lettonia ed Estonia: non sarà pronta prima del 2018.

Intanto, però, l’aumento dei prezzi dell’energia elettrica – +33,3 per cento a gennaio, subito dopo la chiusura di Ignalina – morde le tasche già vuote dei lituani, colpiti pesantemente dalla crisi economica, tanto da portare in piazza le persone.

In questa situazione pesante, Isn ritiene che ci sarà un effetto nell’atteggiamento di Vilnius rispetto alla Russia. “Il Cremlino ha manipolato le sue forniture di gas o petrolio come strumento politico per gestire i suoi vicini in passato e farà probabilmente la stessa cosa anche con la Lituania”, scrive Anna Dunin per Isn. Anche se è “improbabile” che possa esercitare sulla Lituania – che è membro dell’Ue e della Nato – una pressione simile a quella esercitata in passato sulla Bielorussia o sull’Ucraina, tuttavia Isn prevede che “la chiusura della centrale possa portare a cambiamenti nella politica estera nel breve periodo, con la Lituania costretta a rafforzare i suoi legami con la Russia”.

In particolare, Vilnius si è energicamente opposta finora alla costruzione del gasdotto North Stream sotto il mar Baltico e ha detto no alle offerte russe di costruire assieme una nuova centrale nucleare. Per l’analisi Isn, a questo punto, “il potere di trattativa del paese sarà inferiore e il governo potrebbe diventare più cooperativo e benevolo nei confronti di Mosca su queste questioni controverse”.

Venti anni di indipendenza

March 10th, 2010

La Lituania celebrerà domani il ventesimo anniversario della dichiarazione d’indipendenza dall’Unione sovietica, un evento chiave nella dissoluzione dell’impero comunista.

L’11 marzo 1990 la Lituania è diventata la prima repubblica dell’Unione sovietica a dichiarare la propria indipendenza da Mosca. Sebbene l’indipendenza reale sia avvenuta, poi, solo un anno dopo, la mossa di Vilnius incoraggiò anche gli altri due paesi baltici – Estonia e Lettonia – ad annunciare la loro secessione.
La transizione all’indipendenza non fu delle più semplici per la Lituania. Mosca minacciò l’intervento militare e a gennaio 1991 paramilitari sovietici si scontrarono a Vilnius coi manifestanti, provocando 14 morti.
Dopo il fallito colpo di stato dell’agosto 1991, diversi paesi occidentali riconobbero i paesi baltici, che iniziarono una lenta integrazione europea, culminata con l’ingresso nell’Ue nel 2004.

La Lituania oggi conta 3,4 milioni di abitanti. La dichiarazione d’indipendenza verrà celebrata con una parata militare, concerti e fuochi d’artificio. I presidenti di Polonia, Finlandia e Slovenia saranno nella capitale lituana.
La presidente Dalia Grybuskaite ha invitato alle celebrazioni anche il presidente russo Dmitri Medvedev e quello bielorusso Alexander Lukashenko, ma entrambi hanno declinato.